Analisi del traffico sul tuo sito web: non la fai? Scopri perché dovresti.

Una breve introduzione all’analisi del traffico sui siti web con Google Analytics: perché non sfruttare una risorsa gratuita che ti aiuti a migliorare?

“There is nothing so terrible as activity without insight.”

-Johann Wolfgang von Goethe

Qualche settimana fa il noto web influencer Rudy Bandiera scriveva questa citazione su un suo post, la quale mi ha dato l’ispirazione per questo articolo.

Goethe, uomo formidabile vissuto tra il XVIII e il XIX secolo, si occupava di attività, tra le (tantissime) altre, che spaziavano dalla poesia e la letteratura alla scienza, e fu il precursore di molte idee che generarono interi movimenti poetici e di pensiero. Nulla è più terribile di un’attività senza analisi. Questo disse più di 200 anni fa, dimostrando una lungimiranza senza precedenti visto che ciò è ancora assolutamente vero e lo sarà, in modo sempre più preponderante, nel prossimo futuro.

Anche se l’affermazione è stata fatta molto prima dell’avvento di internet, è vera anche per l’analisi del traffico sul sito web: forse ti starai chiedendo a cosa serve questa analisi. Per rispondere alla domanda, partiamo dal principio. Perché hai un sito? Perché vuoi farti conoscere tra i tuoi potenziali clienti (o tra i lettori se sei un blogger), vuoi pubblicizzare (o vendere, nel caso dell’ecommerce) i tuoi prodotti e vuoi far capire a tutti perché le persone dovrebbero scegliere TE, e non gli altri milioni di concorrenti. Ora, come sai, non basta dire che siamo i migliori affinché ci scelgano, ma dobbiamo anche dimostrarlo.

Il brutto è che molte aziende hanno tanto da raccontare, ma non riescono a intercettare il giusto pubblico. Per fare ciò, bisogna essere in grado di ascoltare le persone a cui vogliamo offrire un servizio di valore: ecco a cosa serve l’analisi, ad ascoltare per riuscire a migliorare il nostro servizo.

Analisi del traffico sul tuo sito web

Con Google Analytics per esempio, capiamo come le persone giungono al nostro sito o blog: se attraverso i social, digitando una certa query sulla barra del motore di ricerca o in altri modi. Vediamo cosa fanno quando sono all’interno del sito, quali sono i contenuti che più catturano la loro attenzione o quelli che li fanno scappare. Così, se le nostre scelte in fase di progettazione del sito non sono state efficaci sistemiamo la nostra strategia, se gli articoli che scriviamo non sono interessanti cambiamo argomento: in poche parole miglioriamo, per dare ai nostri visitatori quello che si aspettano di trovare.

Andiamo un po’ più nel dettaglio.

Nell’immagine puoi vedere il menu di Analytics, dal quale potrai accedere a tutte le funzioni di questo strumento gratuito.

analytics

Dashboard e scorciatoie

Nella dashboard e nelle scorciatoie puoi raggiungere e controllare velocemente le metriche più importanti per te. La differenza sta nel fatto che mentre nella dashboard vedi direttamente gli widget, le scortiatoie ti rimanderano direttamente alla pagina che stai cercando.

Eventi intelligence

Intelligence serve a monitorare costantemente il traffico al tuo sito e ad avvisarti se ci sono variazioni statistiche importanti.

In tempo reale

Questa funzione ti permette di vedere quante visite hai al sito in tempo reale, oltre che di capire tante altre informazioni di cui parleremo nel paragrafo seguente.

Pubblico

Finalmente la parte che ci interessa di più, il pubblico! In questa sezione potrai capire molte cose: prima di progettare il tuo sito, avrai sicuramente stabilito un target per i tuoi servizi; con Analytics puoi vedere se quel target è stato raggiunto o meno. Questa sezione, infatti, ti da informazioni demografiche, geografiche, sugli interessi,e sulle modalità di navigazione degli utenti che approdano sul tuo sito. Per esempio puoi sapere quanti visitatori usano il browser Safari, quanti navigano sul tuo sito con un Samsung Galaxy S6, da quale zona geografica sono connessi e se i visitatori sono già stati o meno sul tuo sito. Ti ricordo che i dati sono raccolti da Google in forma aggregata (come spiegavo brevemente in questo articolo sulla cookie law), per cui non potrai vedere esattamente chi ha fatto cosa in un dato momento, ma solo che 20 persone ti stanno visitando dal Canada, 5 lo stanno facendo con Chrome da un iPhone, 10 con Safari dall’iPad e altre 5 con Firefox da Huawei.

Acquisizione

In questa sezione, sempre riguardante il pubblico, puoi vedere come le persone sono giunte al tuo sito: se tramite ricerca organica su Google (e con quali specifiche query), se hanno digitato direttamente l’url, se sono arrivate tramite i social o un annuncio a pagamento su AdWords, o tramite un link al tuo sito presente in un altro sito.

Comportamento

Questa sezione è importantissima, poiché ci permette di vedere le azioni che compiono gli utenti una volta dentro il nosto sito: ci mostra quanto traffico produce ogni singola pagina, quali sono solitamente le pagine di destinazione dove atterrano i visitatori e in quali pagine essi abbandonano il sito. Queste sono tutte informazioni preziosissime per noi, che ci danno la possibilità di capire dove abbiamo sbagliato e di correggere gli errori. Ci dice, inoltre, la velocità del nostro sito e le ricerche che vengono effettuate al suo interno.

Conversioni

L’ultima sezione riguarda le conversioni: esse coincidono con gli obiettivi che ci prefissiamo e che impostiamo noi all’interno di Analytics. Nel caso dell’ecommerce un obiettivo di conversione è sicuramente quello di vendere un certo numero di prodotti; se invece gestisci un sito aziendale, un obiettivo può essere rappresentato dall’iscrizione alla newsletter, mentre nel caso di un blog può essere un certo numero di condivisioni di un articolo su Facebook, di retweet su Twitter o di commenti.

Come vedi, l’ordine delle sezioni segue un filo logico che porta all’obiettivo che ti eri prefissato all’inizio: le persone arrivano al tuo sito (acquisizione), trovano quello che stavano cercando e continuano a navigare oppure escono immediatamente (comportamento) e arrivano a compiere le azioni che vorresti perché sei riuscito ad offrire loro un certo valore aggiunto. Tutte queste fasi devono essere pianificate in ogni singolo dettaglio, dalle strategie SEO, SEM e SMM per l’acquisizione, ai contenuti di qualità per generare engagement alla creazione di percorsi appropriati per arrivare alla conversione. Tutte queste operazioni fanno parte dell’imbuto di conversione o conversion funnel, un percorso appunto che l’utente è invitato a seguire. Sottolineo, invitato! Perché avrà lui il controllo, lo farà soltanto se vorrà, se troverà valore per cui vale la pena impiegare tempo sul nostro sito. Ed è qui che entra in gioco l’analisi del traffico web, per spingerci a porci delle domande e per darci delle pronte risposte; facciamo un paio di esempi per capire meglio questo punto.

Esempio 1

Ho un sito di ecommerce dove vendo articoli da giardino. Ho un traffico molto alto ma una piccolissima parte degli utenti acquista i miei articoli, quindi non riesco a completare l’obiettivo di conversione che mi ero prefissato. Questo può essere dovuto al fatto che ho ottimizzato le mie pagine per keyword a coda corta (ne parlo nell’articolo sulla SEO), cioè ad alto traffico ma a bassa conversione, e i visitatori sono interessati soltanto ad avere informazioni e non a procedere con l’acquisto. In questo caso, dovrei ripensare la mia strategia SEO, ottimizzando il mio sito web con parole chiave che mi porteranno molto meno traffico ma che mi faranno vendere molto di più.

Esempio 2

Sono un blogger che parla di un argomento di nicchia, mi rivolgo perciò ad un pubblico molto ristretto di utenti. Questo mi fa avere un traffico medio ma altamente targetizzato, infatti la frequenza di rimbalzo è molto bassa. Dalla sezione “Comportamento” di Analytics, vedo che la durata media della sessione sul mio blog è di 20 minuti e, siccome il tempo medio di lettura dei miei articoli è di 6 minuti, di conseguenza concludo che l’utente medio ne legge più di tre a sessione (ciò è confermato anche dal fatto che vedo che ci sono molti clic sugli articoli suggeriti nella parte bassa della pagina). Fin qui tutto bene, i numeri sono buoni; il problema? Pochissime condivisioni sui social. Probabilmente è dovuto al fatto che i tasti social sono molto piccoli, messi nella posizione sbagliata e manca il chiaro invito all’azione. Se giungo a questa conclusione, posso ridisegnare la pagina del blog affinché ci sia una chiara call to action a condividere.

Quindi, in breve, questo è il ruolo chiave dell’analisi: migliorarci costantemente cercando di garantire la massima qualità ai nostri amici visitatori.

E tu, usi il servizio gratuito di Google o altri servizi presenti sul web per l’analisi del traffico sul tuo sito? Secondo te porta a buoni risultati? Faccelo sapere lasciando un commento qui o su Facebook.

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