Internet è guasto? Lo stato di salute del web, tra incognite e cambiamenti


fake news

"Colui che mente a sé stesso e dà ascolto alla propria menzogna arriva al punto di non saper distinguere la verità né dentro sé stesso, né intorno a sé e, quindi, perde il rispetto per sé stesso e per gli altri."

I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij


Qualche settimana fa Evan Williams, il cofondatore di twitter, ha avuto il coraggio di affermare: "I think the internet is broken". "Penso che internet sia guasto".

Dichiarazione che, fatta da lui, non può che suscitare grande scalpore e preoccupazione. Ma non finisce qui.

Nell'intervista al New York Times Evan prosegue il suo ragionamento dicendo: "Pensavo che quando tutti avessero potuto parlarsi liberamente e scambiarsi informazioni ed idee, il mondo sarebbe automaticamente diventato un posto migliore. Mi sbagliavo."

Perché il cofondatore di uno dei più importanti social network al mondo pensa che internet non stia andando nella direzione giusta?

Lui prende come esempio l'aiuto che proprio twitter ha dato nel far si che Donald Trump fosse eletto presidente degli Stati Uniti, ma da parte nostra potremmo citare innumerevoli altri episodi più scabrosi: omicidi filmati e postati sui social, pestaggi in diretta live, persone messe alla berlina per reati che non hanno mai commesso, lo scambio di materiale illegale nelle chat private o dentro il Deep Web.

E se questo ci fa capire quanto ancora poco conosciamo internet, il mondo che ci circonda e sopratutto la natura umana, è su un altro passaggio di Evan che vorremmo soffermarci:

"Stai guidando e vedi un incidente in mezzo alla strada. Naturalmente, mentre gli stai passando accanto, lo guardi. Tutti lo fanno. Internet legge questo comportamento come il fatto che tutti desiderano vedere incidenti stradali, così cerca di fornirceli."

Fuor di metafora e ampliando il discorso: non vediamo contenuti di spessore perché portano meno click. Ciò che porta traffico sono i contenuti controversi.

Siamo attratti da tutto ciò che rimesta nel torbido e dalle news che rafforzano le nostre convinzioni personali. Siamo drogati dall'esposizione continua a questi contenuti.

Partendo da questa presa di coscienza abbiamo elencato qui sotto quattro piaghe che portano a quel fatidico "internet is broken".

Sappiamo che queste piaghe sono solo la punta dell'iceberg e di certo i problemi che infestano la rete sono molti di più.

Se vuoi che ne aggiungiamo qualche altro scrivilo sotto nei commenti!

Le piaghe di internet

  • Fake news le notizie false, di cui ormai è pieno il web. Usate per influenzare l'opinione pubblica su un determinato argomento o per guadagnare (tanti) soldi con le pubblicità di cui sono colmi i siti che diffondono queste news false.
  • Clickbait strettamente correlato alle fake news, sono articoli (o video) che hanno il solo scopo di acchiappare più click possibili. Per farlo distorcono la realtà o presentano titoli sensazionalistici (o frame di anteprima, in caso di video) che poi non rispecchiano il reale contenuto.
  • Hate speech sono tutti quei discorsi che incitano all'odio, insultanti verso una persona o una categoria di persone. I social oggigiorno ne sono invasi. Anche gli hate speech sono legati alle fake news: più vengono create notizie false che, ad esempio, screditano una persona, più saranno scritti messaggi d'odio verso questa persona; più queste notizie false verranno condivise, ancora maggiori saranno gli hate speech.
  • Post verità la convinzione di avere ragione anche se l'evidenza dei fatti lo esclude. La verità fattuale diventa meno importante delle proprie emozioni e delle proprie idee. La post verità per sua stessa natura è pericolosissima.

Possibili soluzioni

Che soluzioni possono esserci a quelle che abbiamo definito sopra piaghe di internet? Ne abbiamo registrate tre possibili. Una esterna al mondo del web e due interne: l'insegnamento all'utilizzo del mezzo di comunicazione, l'elaborazione e la messa in atto di regole da parte di chi gestisce i servizi sul web e la creazione di piattaforme fact checking.

  • L'insegnamento è la prima soluzione. La scuola in questo dovrebbe fare da apripista. Qualche esempio: istituire giornate a tema, spiegare ai ragazzi determinate dinamiche sociali, mettere alla berlina la stupidità delle vanity metric, le cui rabbrividenti conseguenze sono portate all'estremo in una bellissima puntata di Black Mirror, fare esercitazioni pratiche in classe.
  • Mettere dei paletti (e non costruire muri) è la seconda soluzione. Istituire quindi dei regolamenti. Hai letto l'articolo? Allora puoi commentare. Insulti le persone? Il tuo account viene bloccato. Condividi contenuti pieni di falsità e violenza? Sei penalizzato nella news feed: nessuno vede quello che condividi. Queste pratiche purtroppo rischiano di creare fraintendimenti e a non fare distinzione tra chi disinforma consapevolmente e chi condivide notizie false pensando siano effettivamente vere. Ma le alternative per ora sembrano poche.
  • Le piattaforme di fact checking sono la terza soluzione. Ne stanno nascendo moltissime (è un segno dei tempi che cambiano) e stanno già dando il loro contributo , come ad esempio durante le ultime elezioni francesi. Possono essere estremamente utili, a patto che i loro contenuti vengano valorizzati e messi in evidenza, così da cercare di indebolire o almeno contenere la piaga della post verità.

Come si può regolamentare il web?

Delle regole ci sono già, il problema è che gli strumenti per applicarle, oltre che le regole stesse, devono essere migliorati.

L'intero disciplinamento della rete è un processo ancora in atto: per capire se un contenuto è idoneo alla pubblicazione oppure no molte volte non basta l'algoritmo, serve ancora la capacità umana di discernimento. Questo rende tutto il processo di analisi dei dati più lento, complicato e soggetto ad errori.

Inoltre, se verificare la veridicità di una notizia è faticoso e richiede del tempo, controllare i contenuti potenzialmente violenti e contrari alla legge è un lavoro ancora più duro: è notizia di qualche mese fa che due tecnici Microsoft, dopo aver lavorato nella sezione addetta al controllo dei contenuti illegali, hanno iniziato a presentare sintomi di disturbo da stress post traumatico. Quello che viene ai soldati in guerra, per intenderci.

Perché i giganti del web dovrebbero predisporre delle regole per evitare la diffusione di contenuti falsi e/o violenti?

Semplice. Per la minaccia di ricevere multe salate e per il timore di venire boicottati dagli utenti. Da parte di questi ultimi è necessaria la creazione di Class Action per far sentire la propria voce e le proprie esigenze.

Proprio le Class Action possono accrescere la possibilità che i giganti del web assecondino chi chiede contenuti di qualità.

Qualità che non solo si sposa all'approfondimento della notizia ma anche a contenuti rapidi ed allo stesso tempo costruttivi.

È interessante come il discorso si possa (semplificando certo) ridurre proprio a questo: qualità o quantità?

La scelta, algoritmo o meno, spetta sempre e solo a noi.

Grazie per aver letto l'articolo, commenta qui sotto per farci sapere la tua opinione su questo argomento. Anche per te "internet is broken"?